Oggi mi sono svegliato relativamente presto a casa, al ritorno da Civitavecchia. Ma mi sono alzato dal letto adesso, molto tardi, devo dire. Sarà perché ho in testa un tuo post che conosco a memoria, manco ho bisogno di andarla a guardare, sarà perché – forse – stanotte possa averti addirittura sognata, non saprei. Però mi gira nella testa questa tua frase: “Alla fine uno crede di meritarsela questa solitudine” scrivevi più o meno quattro anni fa.
Avrebbe senso con me questo, ma non con te. Oggi la tua vita è molto cambiata, altro che solitudine, mi immagino tu e lui due milanesi, sicuri e sani un poco alla Renato Pozzetto (eh, John Wayne non è che sia proprio lombardo), portare avanti i miti montessoriani e far scuola ai bambini….
Sta di fatto che se sono ancora qui a parlarne, dipende dal fatto che è facile idealizzare il passato e l’hai fatto anche tu. Certo, potevamo comportarci entrambi diversamente, ma è acqua passata, e non voglio ripetere le stesse cose, non è questa l’intenzione.
Però è proprio in questa sede che mi resta un un’unica domanda: se in tutto questo tempo mi avessi mandato un messaggio, un saluto…magari sarebbe cambiato qualcosa.
Io non posso farlo. Oggi sei finalmente serena, e stai anche con chi ti da quello che io non sono riuscito a darti, che senso ha stare li a romperti le scatole? Lo capisco che per te non ha più senso, e generalmente ti diventa controproducente.
Però mi piacerebbe molto dirti che oggi capisco bene quella sensazione che ti ha portato a scrivere quella frase. Nel mio caso probabilmente si, me la sono meritata per le scelte sbagliate che ho fatto.
Posso anche raccontarti che in un’occasione recente a Civitavecchia, sugli scogli, stavo suonando Guccini ad una ragazza. Mi ha chiesto Eskimo, poi ho fatto 100, Pennsylvania Ave, e le ho cantato anche Lettera a Nessuna. Ogni tanto mi veniva da sorridere e lei l’ha notato, chiedendomi come mai. Le ho detto che erano state dedicate nel tempo ad una persona importante con la quale ero stato.
Ma chissà se anche a te ogni tanto capita di ripensarmi. Non me lo diresti mai, sia per quanto detto prima sia per il tuo carattere anche un po’ orgoglioso. Mi chiedo se mi ritrovi in una frase, una canzone, o nei post che avresti continuato a scrivere se non fosse “accaduto nulla”, in un tuo quadro dipinto sullo stile di Van Gogh, oppure oggi a chi dedicheresti una di quelle canzoni malinconiche che parlano di un amore vissuto intensamente? Se in passato l’hai fatto con me, oggi la dedicheresti ancora a me oppure hai cambiato soggetto? Il che non sarebbe manco sbagliato, lo capirei…
Però idea o meno, sta di fatto che qua ci sto ancora. Non per metterci insieme, “ormai non è più tempo” direbbe una delle tue canzoni preferite.
Anche questa. Per chi sarebbe oggi?
Comunque, esserci nell’altro\a non è un fatto solo di stare insieme, è un discorso molto complesso. L’amore si trasforma in altro, direi in affetto.
Lo so, l’ultima volta mi sono incazzato abbastanza, ma per il tuo modo di fare che proprio non mi è piaciuto, anche se in seguito un senso comunque l’ho compreso.
Però l’incazzatura se ne va, prima o poi che sia.
L’affetto resta.





