Due locandiere e la rivoluzione delle due mollette

Blablalogia & Stoltiloqui Amici Due locandiere e la rivoluzione delle due mollette

È già qualche giorno che avevo intenzione di scrivere di una “locandiera”. Ho preso in prestito la commedia di Goldoni perché il titolo si avvicina di più alla situazione comune delle due diverse storie che voglio raccontarvi. Nemmeno tanto diverse, poiché sfociano entrambe nello stesso punto.
“La Locandiera” pone al centro la donna, il potere della seduzione e la critica alla società del tempo.
Ora capiamoci, storicamente l’uomo ha sempre avuto potere, pure fin troppo, quindi non sto qui a dire “Eh ma non va bene che questo accade alle donne”. Semplicemente, com’è stato sbagliato l’eccesso di potere maschile, lo trovo ugualmente errato anche per alcuni aspetti femminili.
Sicuramente il potere della seduzione consiste nel girarsi e rigirarsi i polli che ci cadono. Me compreso, negli anni.

La storia della prima locandiera che ti racconto parte da Avellino e finisce a Napoli. Letteralmente, poiché si svolge per buona parte sulla tratta “Avellino – Napoli – Via Depretis” che è una corsa particolare. Ne passa una al giorno e non scende al solito capolinea (Piazza Garibaldi) ma avanza fino ad arrivare nei pressi del mio ufficio. E ciò vale anche per molti altri, per tutti quelli che prendono questa linea che scende più avanti, evitando di prendere la metropolitana (Linea 1).

Prendi il pullman oggi, prendilo domani, le persone sono sempre le stesse, più o meno. E ho conosciuto una ragazza che chiameremo L1.

Ragazza carina, ovviamente impegnata, intrattiene i miei viaggi da e per Napoli per un po’ di tempo. Era piacevole trascorrere del tempo con lei. Non avevo nemmeno il suo numero, nemmeno conoscevo il suo cognome e non volevo sapere/avere niente. Non per un fatto di orgoglio, ma pensavo che se avesse ricambiato l’interesse, (inteso sotto qualsiasi tipo di rapporto), si sarebbe attivata anche lei. Capelli castani, ma castana non sembrava e mentre guardavo fuori dal pullman con lei accanto mi sembrava la scena di Autogrill:

«Ma nel gioco avrei dovuto dirle “Senti, senti io ti dovrei parlare” poi prendendo la sua mano sul sedile “Non so come cominciare… Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia. Non lasciamo che trabocchi, vieni andiamo, andiamo via»

E un bel giorno via siamo andati per davvero, poiché all’improvviso mi dice “Mi sono lasciata con il mio fidanzato”. Mi dispiacque. Veramente dico, puoi crederci o meno. Tant’è vero che nei giorni successivi mi sono vissuto tutto il post. Ho cercato di starle vicino, indipendentemente da tutto, poiché in quei momenti viverseli da solo/a non è piacevole.
Non bisogna essere azzeccosi, sicuramente, ma ho attuato, in buona sostanza, un comportamento da signore. “Come da protocollo” direbbe Matteo.

Secondo Pasquale ho sbagliato, poiché secondo lui non bisogna mai parlare più di tre volte con le donne. Altrimenti si finisce nella friendzone e tutti i torti non tiene. Il Maestro Pasquale….

Comunque, la cosa inaspettata è che mi propose un viaggio per Lisbona. Così, per farsi un giro. Ovviamente non la conoscevo bene, solo per quel poco che ci ho viaggiato la mattina assieme. Però, che avevo da perdere? In linea di massima solo da guadagnare, anche se ci fossimo mandati affanculo comunque ognuno si sarebbe fatto la propria vacanza….
E ok, devo ancora caricare le foto di Lisbona. Ad entrambi piace camminare e visitare posti; è brava e precisa ad organizzare le cose; devo dire che è stato un bel viaggio.
Mi sono trovato bene con lei.
Schietta e sincera, insomma, due qualità che ho sempre apprezzato.

Appena torniamo….sparisce. Inizia a cambiare posto nel pullman, da che si sedeva sempre avanti la vedo in fondo. Ok, rispetto questa scelta, forse voleva stare per conto suo. Iniziamo a messaggiare meno, prima mi avvisava quando il pullman stava partendo, poi mano mano ha iniziato a farlo sempre meno.

A Pasqua mi manda gli auguri, vale a dire circa un mese dopo l’ultimo messaggio, e da qui ricominciamo un po’ a parlare. Decido di invitarla al saggio conclusivo del laboratorio adulti e lei accetta volentieri. In seguito percepisco dai suoi stati WhatsApp che qualcosa era cambiato, stava meglio e lei conferma. Così mi chiede di uscire perché mi doveva dire una cosa importante. In realtà l’intuito mi aveva già fatto capire cosa volesse dirmi, ma proprio per l’affetto che si era creato, scendo.
Per quanto mi possa preparare psicologicamente sapevo che era una missione suicida. Mi accomodo da Vincent in piazza e prendiamo qualcosa. Io fame non ne avevo proprio, sia perché avevo mangiato parecchio (era il primo maggio se non erro) e sia perché ero il condannato a morte che aspettava il colpo di fucile. E infatti era come pensavo, d’altra parte era la solita conclusione di sempre, lo stesso copione: un ciclo while con un loop infinito.

Vai – penso io – vai, spara

“Sai, mi piace questo che fa il tuo stesso lavoro”

PUM! Ma ecco che oltre al danno c’è anche la beffa!

“Ma non sei tu”

No, questo ce l’ho aggiunto io. Non l’ha detto a parole però nei fatti l’ha detto.

Però sinceramente le dico quello che penso, lui secondo me è proprio preso e si vedeva. I fatti mi daranno ragione, poiché poche volte mi sbaglio su queste cose. Poi, essendo una bella ragazza, le probabilità che non fosse coinvolto erano praticamente prossime allo 0.

I miei consigli sono stati sinceri, e ad un certo punto la voce di Matteo mi dice “Sempre lo psicologo gratuito finisci pe fa!”. E dagli torto!

Mi dice che si andrà a fare un viaggio. Da sola, perché è troppo presto con lui.

Ce ne usciamo dal posto dov’eravamo e le offro pure il passaggio in macchina, contrariamente al regolamento di Pasquale. Ma essere un signore è una scelta di vita. Oltre al fatto che le ho voluto sinceramente bene per il tempo trascorso insieme e potevamo anche continuare ad essere amici.

“Sai, ti vedo un po’ strano” mi fa
“Me pare il minimo sindacale” penso io.
“Sono un po’ stanco, ho mangiato tanto” le dico io.

Ora non ricordo bene dei passaggi, ma mi chiede di chi mi aveva contattato un po’ di tempo fa. Ovviamente una pazza.

“E con lei niente? Ma perché non la frequenti, ha detto che voleva uscire con te!”
“Lascia stare, che non sta bene con la testa. Guarda, l’altro giorno l’ho pure ricontattata per vedere che intenzioni avesse e non mi ha risposto più. Ma fa sempre cosi”
“Eh, mo te la trovo io una fidanzata. Sei un bravo ragazzo, gentile.”
Che fai, giri il coltello?
E francamente, di sentire sempre le stesse storie nelle stesse modalità mi ha anche rotto abbastanza i coglioni. 
“Si lo so, sono quello da sposare, ma sempre per qualcun’altra”. E le tiro la zeppata. Almeno sfogo.
Poi razionalizzo. Non è lei la sommatoria delle mille volte della famigerata frase, non posso “prendermela” con lei. Semplicemente non le piaccio.
Ok, ma infatti non sta manco qua il problema.

Parte, e noto che mi blocca gli stati. E perché? Vabbè.
Come torna la domenica, noto un suo stato che non apro. Una terrazza, credo, con due posti apparecchiati. Mezz’ora dopo la pubblicazione non lo vedevo più. Ho lo screen salvato e questo non lo sa. Pensavo che mi sarebbe potuto essere utile ma…vabbé, poi ti dico.

Vedo due o tre immagini del profilo diverse, che la inquadrano. E non era un selfie quindi qualcuno le aveva fatto la foto.
Ora lei non è certo leggera con chi le mente. Da quel che ho visto lo butta fuori dalla sua vita. E già questo mi ha fatto male, ma andiamo avanti.

Qualche giorno prima del saggio, capendo la situazione, ovvero che non le interessava più (o non serviva più) il rapporto con me di qualsiasi genere, assegno la sua prenotazione ad altre persone.

E come volevasi dimostrare, un paio di giorni prima dello spettacolo mi contatta per avvisarmi che non sarebbe venuta. Per sue situazioni familiari.
Al che metto uno stato su whatsapp “Io solo i numeri non azzecco!”

“Luca Isaia Aquino.”
Che si chiede quanto ancora resta della notte: “Shomèr ma mi-llailah?

Circa tre settimane fa, decido di dirglielo. Credo sempre che tra persone adulte sia…adulto parlare e manifestare le proprie intenzioni, i propri sentimenti.

L’avvicino e le chiedo come mai mi avesse bloccato gli stati. Mi dice che non l’ha fatto apposta, e mi manda screen in cui aveva fatto una lista specifica. Tutto questo per messaggi, poiché doveva scappare a fare le sue cose. Anzi, mi ha detto che questo le ha dato anche fastidio, cosa che sapevo già conoscendola. Ma nemmeno nei giorni seguenti ha voluto parlarne o chiarire di persona. Il che già è stata una risposta, per quanto mi riguarda.
Non sa che mi ero accorto che mi avesse “sbloccato” e poi “bloccato”.
Io credo che probabilmente voleva nascondermi che non è partita da sola. Che poi bastava dirlo…

Ma anche qui, l’errore è stato un altro. Luca e L1, chi sono? Due amici o due persone che si salutano nel pullman?
Se fossimo state due persone che si salutano nel pullman non ci sarebbe stato il minimo bisogno di fare tutto questo.
Ma da quanto ho capito e vissuto, ci siamo confidati entrambi su cose personali, abbiamo fatto un viaggio insieme, abbiamo fatto un pezzettino di strada della vita insieme….possibile che tutto questo non conti nulla?
Ed ecco che questo fa molto male. Ma tanto.

Sono sicuro che lei di tutto questo non se n’è accorta, perché tirando la linea dei risultati mi rendo conto che è una persona piena di sé. Esiste solo lei, è sempre esistita solo lei e i suoi bisogni. Le sue regole, i suoi modi di fare. E infatti, ora che si è apparata con un altro io non le servo più.
E anche se non se ne fosse accorta, questo non la solleva dalle responsabilità. Se io facessi retromarcia con la mia auto, non vedessi uno che sta passando dietro e lo investissi, sicuramente verrei chiamato al processo. Non basta dire “Non l’ho fatto apposta”, bisogna assumersi comunque le responsabilità dei danni che si creano, con o senza intenzioni!

L’ultima volta che mi ha chiamato, pochissimi giorni dopo il mio “disappunto”, diciamo così, mi ha telefonato per avere un consiglio da me. Che va a confermare quello che ho detto prima. Io gliel’ho pure dato, perché non posso permettere che altre persone cambiano la mia natura, ma chiaramente è cambiato il mio rapporto di pormi. Quando e se la vedo sul pullman, mi allineo sul “Ciao” “Ciao”. E stop.
Per quello lo screen del suo stato che ho citato prima…non ha senso. Non vale la pena mettersi a fare queste discussioni, tanto abbiamo capito come stanno le cose. Sarebbe inutile sprecare altre parole.

E ho pensato al fatto che “mi ha dato fastidio che mi hai detto dello stato”. E sti cazzi, sai quante cose stanno dando fastidio a me? O io me le devo tenere a priori, secondo la tua legge? Che tra l’altro vedo che le cose valgono solo per te. Se io mi fossi andato a fare un viaggio da solo e poi avresti visto che stavo con un’altra, mi avresti letto come un bugiardo? E che fine mi avresti fatto fare?

Oppure, nel cercare di organizzare un altro viaggio con lei, proposi le ferie. Giugno era fuori discussione, poteva solo a maggio. Adesso, vedo tranquillamente che mette foto di lei in posti marini. Con lui, sicuramente: 
“Dove c’è gusto, non c’è perdenza!” dicono i saggi proverbi.
Infatti è così…volere è potere e quando non si vuole, non si vuole!

Pensa che solo a scrivere questa storia mi è venuto mal di stomaco.
E che qui, a casa di Matteo, tengo accanto al letto proprio il quadretto di Plaça do Commercio di Lisbona. Ad ironizzare sulla situazione.
Quanta pochezza, quanta pienezza di sé. Si è pieni di sé. Meglio perderle che trovarle, alla fine chi è pieno di sé non ha spazio per te. E diventi quello che viene usato, una pezza per i piedi da gettare quando è consumata e non serve più. E poi, ultimamente, uno dei suoi ultimi stati WhatsApp diceva: “Avere qualcuno che ti vede davvero conta più che essere vista da tutti gli altri”. Lo cito per una riflessione importante. Non conta CHI realmente ti vede, ma CHI VUOI TU che ti veda. Poiché chi ti vede e ti da la luna per te non conta un cazz, così come hai dimostrato, ma se arriva il tizio che vuoi tu e ti da un granello di senape, vale molto di più della luna. Ed ecco la stessa situazione vista per M. l’anno scorso, come L1 ora e come L2 che adesso ti racconto.

Arrivo a casa di Matteo che mi aveva già parlato di L2. La cosa che mi sorprendeva, su di tutte, è che adorasse Guccini. Trovare una ragazza così è una cosa più unica che rara. Poi ho visto qualche foto, anche lei caruccia, devo essere sincero. Però la domanda che mi iniziava a serpeggiare era sempre la solita.
Nel manuale della vita, redatto da me e Matteo, al capitolo 4° è scritto che le belle ragazze o sono già fidanzate se è tutto a posto, o se sono generalmente libere hanno qualche problema. Quantomeno qualcosa di irrisolto, altrimenti una ragazza sarebbe già impegnata o se la sarebbe presa qualcun altro.

Matteo mi rassicurava: “Ma non partire con i pregiudizi, conoscila, escici, le piace Guccini, no? Parti da questo!”

Ok… così la mattina dopo, in un bar, abbiamo la possibilità di parlare del più e del meno. Noto da subito che non si apre tanto, ma non mi sembra timidezza. Anzi, sa quello che vuole per se stessa, anche troppo. E come detto già per L1, forse solo per se stessa.
Le offro il caffè, con tante storie da parte sua per via del fatto che avessi pagato io, e nonostante potessi aver apprezzato il fatto che di sicuro non voleva approfittarne, c’era qualche altra cosa sotto che li per li non capivo ma, come dice Matteo, “Non avere pregiudizi”.
Ma pure papà dice che “quella sensazione che tu senti dentro….è la verità che non vuoi raccontarti”.
Ma il confine tra le due cose, dove sta?

“Com’è, come non è” arriviamo alla serata, poiché dovevamo suonare io e Matteo. Ci accorgiamo di esserci dimenticati le mollette per mantenere i fogli sul leggio e lei, molto carinamente, si offre di aiutarci procurandocele.
Suoniamo nel lido “La Baia dell’Orso”, molto suggestivo, molto bello, ma il pubblico era pur sempre “da lido” e non come quello di una sala da concerto, pertanto fatichiamo un poco per farci ascoltare. Inoltre, per motivi di tempo, Matteo correva come un treno tra una canzone e l’altra ed era difficile stargli dietro con tutti i cambi di armonica, fogli, acqua, varie ed eventuali da fare.

La serata si conclude e mangiamo tutti insieme. Lei mi dice che non aspetta altro che andarcene in disparte a suonare. E qui tutto diventa molto molto chiaro.

E infatti, in disparte ce ne andiamo. Le canto qualche canzone di Guccini, tra le più lunghe che ha scritto in realtà, su sua richiesta, e qualcosa di mio. Mi riempie di complimenti, dicendo che sono molto bravo.
Poi si trova la mia 12 corde tra le mani e inizia a suonarla. Ha iniziato da poco ad imparare, lei canta molto bene, anzi, non voglio dire che “la chitarra veramente la suonavi molto male” ma dico sinceramente: “però quando cantavi sembrava carnevale”.

Avverte freddo L2.
Ora, dato che non ci puoi andare “dritto per dritto” in determinate cose, bisogna trovare la strada sia per pudore, sia perché comunque avendo avuto una certa eleganza, avendo anche parlato di discorsi di un certo livello, non volevo andare in caduta libera.
E poi con le chiacchiere, già eravamo a tre volte su tre, secondo il regolamento di Pasquale. Non si può andare oltre, “altrimenti sei fottuto”.

“Posso abbracciarti se vuoi” le dico. Dopodiché le cose che sono successe o che non sono successe sono fatti miei, però mi avvisa dicendo che quella sarà l’unica e ultima volta in cui ci vedremo.
“Ah?”
“No, con me funziona così”
“E perché?”
“Perché non voglio impegni, non voglio legami”
“Luca” – dice in testa Matteo – “Ricordati che le magagne escono fuori sempre dopo!”
“Ma non avevi detto che dovevo conoscerla?” gli rispondo in testa.
Tipo i discorsi di Homer Simpson col cervello….
No, evidentemente non è solo L2 ad avere problemi, lo riconosco.

Comunque la voce di Matteo furbamente tace e torniamo alla realtà.
“Ma di che impegni parli? Scusami, se mi dovessi trovare dalle tue parti tra un mese piuttosto che 3, 6 etc, ti chiamo e ti dico “Ciao L2, guarda mi trovo a ********** , vogliamo vederci?” Si, No. Che impegno è?”

Dice che è sempre un impegno, provo a farla ragionare ma niente, non vuole saperne. Ed ecco spiegato anche il caffè, si sarebbe probabilmente sentita in debito. Non voleva.
Ma chissà che le è successo per stare cosi, che delusioni, che esperienze ha vissuto, per chiudersi così.

E riempirsi di sé. Come l’altra.

Ora dico io, per parole sue, a meno che lei non mi abbia mentito, mi trova anche interessante, ma non vuole vedermi più. È un controsenso, ed io i controsensi non li comprendo. Aggiunge anche che non è una cosa personale, fa cosi con tutti.

Io le consiglierei, senza offesa alcuna, una bella seduta psicoterapeutica, ma lei il problema non lo vede. E va bene così.

Sta di fatto che – seppure non ci sia stato chissà cosa – non ci vedremo più. E che devo rispettare la sua parte e non vuole che io abbia il pensiero per lei.

Ecco il punto comune tra L1 e L2. Entrambe non tengono in considerazione l’altro, ma solo sé stesse. Però entrambe sanno di poterlo fare perché, come per La Locandiera di Goldoni, basta uno schiocco di dita e arrivano 100 maschi cadauna.

Ora è chiaro che io non posso fare altro che subire la cosa, vale a dire che se è “no”, non posso (ma manco voglio) costringere qualcuno. Non posso presentarmi sotto casa loro (ma manco lo farei), e non posso certo saltare addosso alla gente se mi scappano i 5 minuti… Va bene, rispettiamo la cosa.

Poi la mattina dopo, sullo scrittoio di Matteo saltano fuori queste, che ho messo sulla custodia della mia chitarra. Sono due mollette che evidentemente non ho restituito ad L2. “Glielo devo dire? Ma no, ha detto che non vuole più sentirmi, lasciamo perdere….” e poi un altro pensiero mi balena. “Ma perché dovrei togliermi il pensiero? Nel senso, perché qua bisogna fare sempre tutto quello che decidono gli altri? NO!!!
Tutte le rivoluzioni”, scriveva su facebook la mia professoressa di pedagogia, “sono partite dal NO”. Ed ecco “La rivoluzione delle mollette”. Mi ribello perché per me ha avuto significato trascorrere un bel momento con L2, indipendentemente se la persona potrebbe meritarselo o meno, per come si è comportata. Per me è stato un evento più unico che raro star li a suonare Guccini su una 12 corde arpeggiando, è stato un evento uscire con una ragazza sugli scogli….anzi, diciamo che è stato un evento uscire con una ragazza.
No vabbè, scherzi a parte, probabilmente ci farò una canzone. E quelle due mollette me le tengo, perché val la pena di ricordarsi tutto il bello che c’è stato.
“Eh, ma a me dà fastidio”.
“E sti cazzi. Anche a me non sta bene quello che hai detto. Come io mi tengo la tua parte, ora tu ti tieni la mia.”

NO! Carlo G. , un vecchio amico torinese, ha scritto su Facebook un post che dice: “Ma quant’è bello dire no!”

Bravo Carlo. Dovrei ricordarmene più spesso. Tanto alla fin fine, per citare un altro amico compaesano, si conclude sempre con “mittinculo, piglianculo”, tanto vale scegliere interamente per sé. Tenendo conto degli altri, naturalmente.

La rivoluzione delle due mollette. E me le tengo nella fodera della chitarra.
Sanno di scoglio.

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