Buonasera. Mi immagino di rivolgermi a qualcuno (“ipocrita lettore, mio simile, mio amico”) ma fondamentalmente è un dialogo con se stesso. Come Borges. Iniziamo….questo è ufficialmente il primo articolo che scrivo, o meglio, il primo pensiero che scrivo. Perché? Tendenzialmente per memoria, proprio oggi le persone con le quali sono stato a MagicRainbow mi hanno ricordato vissuti di cui non ricordo nulla. Scrivo per riflessione, o semplicemente per sfogo.
D’altra parte, è l’idea rubata a Nessuna, che fino ad un paio di anni fa su Instagram ogni tanto faceva questo che ora sto facendo io. E che poi citeremo anche lei. Praticamente un cameo.
Tendenzialmente una persona “pesante” (oggi le persone riflessive vengono sentenziate cosi), ho capito che la chiave della guarigione dalle proprie mancanze è nell’accettazione. Ora non mi va di scrivere il pregresso, il che sarebbe dovuto essere una premessa permeante di questo post, ma non mi va. Diciamo che poi ci sarà il prequel come nelle serie tv.
Possiamo dire che la mia vita è molto solitaria, ma non perché non abbia persone attorno a me, si è soli da un punto di vista “affettivo-culturale” e le relazioni in generale spesso sono scarne.
Il che ti porta a vivere velocemente, in una ruota. Senza avere nessuno quando chiudi la porta di casa. Senza avere nessuno mentre mangi, senza avere nessuno prima di addormentarti, o semplicemente per condividere una stronzata od un pensiero. Ma è una vecchia storia, di anni ormai, non di questo periodo.
Quindi, tornando a noi, da un paio di giorni mi sentivo meglio perché avevo capito che, non potendo fare nulla per la mia condizione, non posso fare altro che accettarla. Smettere di combattere e cercare cosa ha di buono questa condanna che mi è stata data. La risposta non c’è, l’ho cercata invano per anni, cambiando sempre tutte le carte in tavola. Si è sempre allo stesso punto. “Però a n’ata parte”, ma anche questa è un’altra storia.
Sabato sono uscito con un gruppo di persone “storiche”. Nel senso che ci conosciamo orami da molti molti anni ed è stato un rapporto “a montagne russe” per diversi motivi. Anche questi troppo lunghi da spiegare, ma dovrei farne una serie tv data la lunghezza. E Q. mi fa “Lunedì 2 giugno vogliamo andare a Valmontone?” Per Valmontone non si intende la località in sé per sé, ma il parco divertimenti MagicRainbow, dove andiamo mediamente una volta all’anno. Ci penso bene. Se ho bisogno di un bagno, che faccio? E poi la gente, sai quanta ce ne sarà? Bisognerebbe andare nella settimana “Eh, ma tu potresti organizzarti con le ferie, gli altri no”. Giusto. Ho una libertà che molti non hanno, ormai me la sto scordando questa cosa. Che palle le file! Ma poi penso che sarebbe stata l’ennesima giornata spesa tra letto e pc. È vero che sono stato molto impegnato col teatro e con questo sito nell’ultimo periodo, ma già ieri sono stato in casa a fare questo, valeva la pena?
Poi non è che li vedo spesso, e ultimamente Q. mi dice che le fa piacere che io ci sia.
Sembrerebbe una cosa banale, forse un giorno farò un pensiero scritto. (Intendo la pubblicazione di uno specifico articolo o post, come vuoi chiamarlo.)
Ovviamente non solo a lei.
E allora mi convinco. Partiamo con una bella giornata di sole che preannuncia l’arrivo improvviso dell’estate.
Metto a disposizione la mia macchina, perché è la più grande e con la cilindrata più alta, quindi essendo più stabile il viaggio è anche più piacevole.
Un viaggio – appunto – veloce e piacevole. Ci incontriamo a “La Macchia” area di sosta Casilina Est, verso Roma, aspettiamo che arrivano gli altri, chi fuma, chi scherza….
E si arriva.
Subito entriamo nel vivo delle attrazioni, e subito percorriamo, credo un km di fila. Sono sicuro che ci abbiamo impiegato dai 30 ai 45 minuti di fila per giungere alla prima attrazione.
Eravamo 8 persone: B. A. V. M. E. Q. K. ed io.
A K. la conosco poco. Molto poco. È un’amica di Q. in particolare, ma comunque frequenta tutti gli altri. Non posso dire che sia mia amica perché non la conosco così bene e da così tanto tempo, però è una persona che saluto e verso la quale io non ho nulla.
Per carattere, se ho qualcosa contro qualcuno puoi stare certo che lui\lei ne sarà sicuramente a conoscenza, in quanto le cose non le mando certo a dire.
Vero è che non sono un grande chiacchierone, o meglio dipende dai contesti, ma in questo sicuramente no. Però comunque oggi, sarà stato il sole, sarà stata quella sensazione della nuova visione di accettazione che ti porta a dire “vabbé, chest’è”, o non so cosa, ma ho provato veramente a parlare con tutti. Anche poco, ma ci ho provato. K. è stata l’unica che proprio mi ignorava. Ora ti voglio far capire che si, stiamo parlando di una ragazza, ma non c’è nessun tipo di interesse se non quello di stare insieme in quella occasione e basta. L’amicizia è un rapporto a lungo termine, se poi verrà, verrà da sé. Non ho alcuna pretesa al riguardo, però perché questo atteggiamento….classista? riservato? menefreghista? Che ne so io… poi cambia da persona a persona.
La prossima spiegazione la dedico agli informatici front-end
/*QUESTO È UN COMMENTO*/
Ecco, sto scrivendo questo perché non è certo la prima volta che mi capita ciò. Non è un problema in sé per sé ma troppo spesso, quando parlo con qualcuno nuovo accade esattamente quanto ho provato a scrivere in questo breve codice. Assurdo sicuramente, ma efficace.
Tutto quello che è scritto tra gli slash ( / ) e gli asterischi ( * ) si chiamano “Commenti”. Infatti sono termini che il compilatore ignora quando va a leggere il codice per poterlo eseguire, ma serve a chi scrive il codice per spiegare ad altri ciò che ha fatto o semplicemente per ricordarsene. In altre parole sono appunti.
E tornando a noi, come il compilatore ignora i commenti, allo stesso modo mi sento ignorato dagli altri. ” /* $Luca */ “.
Il fatto che sia commentato, ne impedisce la lettura.
“Caro Dio, tu che sei il massimo programmatore, potresti rilasciare una patch che risolve questo bug, dato che lo rilevo nelle ragazze dalle versioni 1990 a 2000?”
Ho provato 3 volte a lanciare questo programma con K. senza successo. Ad un certo punto ho ottenuto il risultato:
“L’istruzione a 0x0000000000C3547A ha fatto riferimento alla memoria 0x0000000000008D2F. La memoria non poteva essere read. Fare click su OK per terminare l’applicazione.” E chiudo tutto.
Detto in termini normali: ho provato 3 volte a parlarle senza successo. Così “chiudo tutto” e lascio perdere.
E il cielo dentro di me piano piano ha iniziato ad annuvolarsi sempre di più, fino a che ha iniziato a piovere, trasformando una bellissima giornata di sole in una meno soleggiata.
E ti senti proprio invisibile, come troppo spesso accade, a star fermo da una parte dove il fumo di sigaretta (che detesto) con una mano ti carezza e con l’altra ti strozza.
A cercare un equilibrio continuo.
“Nessuna” tempo fa fece un post dove citava Gaber
“Io sto bene
Quest’illogica allegria
Proprio ora, proprio qui
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
Non lo so se mi conviene
Ma sto bene, che vergogna”
O altra simile citazione…non ricordo bene. Mi manca Nessuna. Però il punto è che mi sentivo così. Stavo bene.
Una situazione tipo “La quiete dopo la tempesta” di Leopardi, no?
E leopardianamente vedo una pianta che potrebbe essere un salice piangente (nella realtà non lo è) ma sta li. Intorno, tutti i giorni c’è divertimento e festa, ma lui sta li e non riesce a prenderne parte, poiché la natura lo ha fatto “piangente”. E altro non può fare che accettare la sua situazione e “piangere”. In silenzio, naturalmente, per non disturbare la festa.
Finché…
FRAN!
Torni nella realtà con K. . Sembrerebbe che tutto è nato per suo conto. No. Proprio questo è il punto! Come ho detto non siamo amici, a stento ci conosciamo, perché questa cosa ha cambiato la giornata? Non ha senso!
E non è nemmeno la prima, tutt’altro! Ormai non posso manco dire che il dito “ci ha fatto il callo” perché è tutta la mano, con tutto il braccio e con tutto il corpo! Non sono il tipo di cui le ragazze perdono la testa, quelle che vengono da me hanno già la testa persa di loro e dato che non trovano i tipi belli, appariscenti e con i soldi ripiegano su quelli come me.
Che poi, posso dire una cosa care donne? E parlo in generale. Vi lamentate che gli uomini sono stronzi, cattivi e traditori, ma quelli che veramente vi amerebbero li friendzonate per mettervi con lo stronzo. E vi lamentate che vi tradisce? Eh no carine, avete voluto tutto il pacchetto? E mo ve lo prendete nel bene e nel male, come prendersi uno come me comporta di non avere certo uno bellissimo.
Sai cosa diceva Antistene di Cirene? (Un discepolo di Socrate) “Mi prendo la donna più brutta della città poiché sicuramente mi ama.) E l’aveva capito nel V secolo a.C. . Perchè? È chiaro che una donna interessante, come un uomo interessante “raccoglie” l’interesse di più persone. Ha inevitabilmente più scelta, più alternative e per un discorso prettamente matematico la possibilità di tradimento è molto maggiore di una poco interessante.
Ora è chiaro che se c’è un vero sentimento d’amore, puoi averne anche 1000. Non tradisci. Lo so.
Ma volevo sfogare.
Pasquale, il decano di questo argomento di cui ti parlerò in un’altra occasione, dice che le donne vanno a fasi e che vogliono gli stronzi pieni di soldi.
Al che, proprio K. sicuramente per scherzare (dato che comunque si trova in un momento di oggettiva sofferenza e difficoltà) dice “avrei bisogno di qualcuno che mi porti alle Hawaii e con i soldi”.
Ecco. Quasi quasi la rispondo, glielo dico io.
Ma accetterebbe? Difficile, se ho ragione che mi schifa come la peste.
E se dicesse di si, lo farebbe solo per i soldi?
Se fossi stato veramente ricco, mi sarebbe piaciuto scoprire la risposta.
Ma se fossi stato ricco non mi avrebbe schifato molto probabilmente. Mah.
A sottolineare la mia teoria e i miei pensieri contundenti che si centrifugano nella mente, per caso sulle giostre mi trovo sempre appioppato con chi mi ricorda che i simili che vivono la stessa condizione vanno con i simili che vivono la stessa condizione.
“Devo accettare la mia condizione” mi ripeto. Ok.
E accettiamola, tanto è passeggera.
Come qualsiasi cosa nella vita.
Me ne scendo con un po’ di mal di testa e la pancia sta iniziando a mettersi in moto. Al che, prima di uscire, Q. propone di mangiare qualcosa fuori.
Io avevo solo voglia di tornarmene, ma mi sarebbe molto dispiaciuto limitare altre persone che stavano in macchina con me (anche se a parti invertite, mi chiedo, cosa sarebbe successo però boh…).
C’è un’altra macchina. Meno male. Forse Q. se l’è presa, ma non posso farci nulla. Prima mi facevo più problemi, ora non esistono solo gli altri del gruppo, ma esisto anche io. E come ci stanno le esigenze degli altri, giustissime e sacrosante (ad esempio “vogliamo mangiare fuori”) ci stanno anche le mie, altrettanto giuste e sacrosante (ad esempio “ho bisogno di tornarmene a casa”). Meno male c’era un’altra macchina, che è stata la soluzione migliore.
Claudio Lolli e Guccini mi accompagnano a casa, sposandosi perfettamente col mio umore.
Penso, che per qualche motivo assurdo, sia bastato un niente a cambiare una giornata bella e spensierata.
J. , un collega in ufficio, per parlare di un’altra cosa usa il termine “soggetto a rischio”.
Ed è un’espressione nella quale mi riconosco, perché basta un soffio a far cadere un equilibrio precario di castelli di carta.
E come spesso accade nella vita, ci impieghiamo giorni e giorni a costruire e per distruggere tutto…. un soffio.




