Voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi

Blablalogia & Stoltiloqui Amici Voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi

Ieri mattina è stata una bella giornata di sole. Ma poco dopo aver appena aperto gli occhi qui, a casa di Matteo a Civitavecchia, mi rendo conto che è trascorso un anno.
“Un anno da cosa?” potresti chiedermi. “E chi è quella nella foto?”. Tutte domande legittime, che rientra nei motivi del post.
Infatti, ho deciso di scriverlo per lo stesso motivo di cui ho creato questo sito per me: “Scrivo perché temo che un domani i miei pensieri possano essere inutili, o dimenticati”.
E non voglio che un domani questa persona possa essere dimenticata.

La donna che vedi in foto con me si chiama Marinella. Ci siamo conosciuti un po’ di anni fa a teatro, credo nel 2018 se non erro. Possiamo dire che una delle sue missioni nel mondo è stata quella di insegnare. Amava molto quello che faceva, e da quello che ho saputo era solita prendere a cuore gli studenti con più difficoltà.

L’altra passione era il teatro. Ha sostenuto molto il nostro, (il Teatro 99 Posti); negli anni ha preso parte alle nostre produzioni in qualità di attrice.
Ricordo che Gianni, nella presentazione dell’ultima stagione teatrale che le abbiamo dedicato, l’ha ricordata come “[…] una brava attrice. Veramente era una brava attrice”.

Però ora, dopo la presentazione “pubblica” di ciò che è, passo a quella personale.
Faccio notare che volutamente utilizzo il presente. Sicuramente avrai capito, a quest’ora, che Marinella non è più tra noi, ma il fatto che non vediamo fisicamente qualcuno non significa che se ne sia andato. Le persone se ne vanno quando le dimentichiamo, ed io non voglio dimenticarla. Non lo merita. Quindi Marinella c’è, almeno per me è così.

Il laboratorio teatrale ti porta ad un legame profondo con il tuo gruppo. Non che necessariamente tu conosci tutti i fatti della persona che hai di fronte, ma hai modo di percepirne l’essenza, di conoscere il carattere, i suoi modi di fare. Puoi percepire l’energia che ti trasmette, puoi capire dopo poco che tipo di persona è. Perché il laboratorio teatrale non ti permette di mentire, piano piano le costruzioni che ha una persona cadono per forza di cose e resti tu, “nudo”, con i tuoi lati positivi e negativi.

Marinella certo non ha maschere. È come la vedevi, e secondo me non sa proprio mentire. Quello che ha è la sua energia positiva. Io così la ricordo, sempre sorridente, schietta nelle risposte ma attenta a non ferire l’altro. Marinella è una bella persona, sia dentro che fuori, e non lo dico solo perché ora non c’è più. In queste occasioni spesso si rischia di cadere nel “buonismo” o nella “retorica”, frutto di una cultura becera che la morte santifica a prescindere, soprattutto se si scompare prematuramente. E della quale non sono d’accordo. La morte non santifica proprio niente, è la persona che si “santifica” da sola con quello che lascia al mondo.
E non le servirebbe questo, se fosse falso.

Sa ridere, sa scherzare. Anche nei momenti difficili, una caratteristica da invidiare, poiché io non lo so fare. Ma bastano 5 minuti con lei a stare meglio, ha la capacità di metterti a tuo agio.
Ora non entro nel merito, sia perché non voglio parlare dei fatti altrui, sia perché vuole essere un ricordo “leggero” forse quasi visto in maniera “esterna”, pure perché comunque questo è un sito pubblico. Non può essere al 100% una pagina di diario personale.

Posso dire che non amava parlare di quello che le è accaduto ed io, come allora, continuo a rispettare la sua scelta. Il problema è che non so come comportarsi in queste situazioni, nel suo caso volevo far presente che io c’ero, ma se non ha voglia? Se vuole stare da sola? Ma viene vista come un fregarsene? Boh. E che si fa? Come ho detto ho rispettato la sua scelta e nel silenzio, ho aspettato tempi migliori, informandomi nel tempo per come potevo.

Ho saputo molto, molto dopo cosa le fosse successo. Ma ciò non ha importanza.

Quindi l’amore per qualcuno cos’è, rispetto? Manifestare la vicinanza? Silenzio? Boh. Non ho una risposta chiara, e credo nemmeno tu.

Detto questo, l’ultima volta che le ho parlato era a teatro da noi. Non ricordo più quale spettacolo, forse “A lo stesso punto però a n’ata parte”, ed io vedendola subito la saluto calorosamente, chiedendole come stesse. C’era anche il suo compagno con lei. Disse che stava meglio e che si stava riprendendo, a breve avrebbe ricominciato ad insegnare e molto probabilmente sarebbe tornata al laboratorio! 
Io ero molto, molto contento, sia perché avrebbe ricominciato la sua vita e sia perché trascorrere del tempo con lei è veramente piacevole. E ci salutiamo.

Trascorre un po’ di tempo, avremmo potuto incontrarci ad un altro spettacolo “Aspettando Godot” di Franco Scotto, nella replica al suo teatro di Baiano, ma io e Gianni siamo andati il giorno prima e non ci siamo beccati.

Finché il famoso 12 giugno dello scorso anno ero in ufficio. Una pausa tra un intervento (informatico) e un altro, apro il telefono. Vedo che c’è un po’ di spazzatura nella galleria e comincio a fare pulizia. Mentre mi dedico a ciò, salta fuori un mio video dove canto in versione One Man Band “Canzone per un’amica” di Guccini (che tra l’altro, due giorni dopo averla registrata, ho dovuto salutare Calimero, il mio gatto).

La riproduco e arrivo al punto in cui canto questa strofa: “Non lo sapevi che c’era la morte / quando si è giovani è strano / poter pensare che la nostra sorte / venga e ci prenda per mano / venga e ci prenda per mano”. Come nel video finisco di cantare “venga e ci prenda per mano” mi arriva un messaggio da parte di Paolo: “Luca vedi che Marinella non c’è più”. Io “Ah?”. Ed ecco che sono quei momenti dove il mondo sembra fermarsi, tutto si congela. Dove sembra che tutto si congeli, si ingrigisca, una realtà rarefatta…
“Ma Marinella chi?” ovviamente la logica sa bene di chi stiamo parlando.
“Ma come? Aveva detto che stava meglio, che sarebbe tornata a scuola al laboratorio… Ma perché? Che è successo?”

Del dolore non ho la minima intenzione di parlarne. Pure perché non serve. Certo che siamo stati tutti addolorati da questa perdita, ma almeno se stava soffrendo possiamo dire che dov’è ora sta sicuramente meglio.

Però non accetto la morte come fine di tutto, anche del rapporto personale. Mi dirai che non è cosi, poiché in realtà la morte cambia il rapporto, ma non smette. Se il rapporto fosse cessato, io non starei qua a scrivere. Però, caro Dio progettista, mi sta anche bene di non vedere più le persone che passano oltre, ma ogni tanto…che ne so…una telefonata, un “come va li? Tutto bene? Hai mangiato?”. Almeno dalle nostre parti, mi immagino che il cliché sia sempre questo (e lo dico sorridendo). Ecco, sapere che sta bene, sapere che comunque non è vero che non ha lasciato nulla, anzi…
Oppure anche una chiacchiera ogni tanto: “Sai Mariné, qua a teatro abbiamo fatto questo, l’hai visto? Si? Ah mi fa piacere! Ah, devi andare? Ma non puoi stare un altro poco, tanto tieni tutta l’eternità… Vabbè dai, ci sentiamo la prossima volta! Fatti sentire! Ciao!”

Invece così è proprio brutto. Però mio padre mi ha insegnato che in queste circostanze, bisogna citare Lavoisier: “In natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

L’unica riflessione utile è che guardandola, quando sono andato a darle l’ultimo saluto, non la riconoscevo. Per me non era lei, quasi le non somigliava per niente. Sembrerebbe un vecchio vestito che uno si toglie di dosso e lo lascia li; per me quel corpo non aveva alcun valore. Marinella non è la conseguenza di quello che le è capitato, non è la fine di niente.
Io l’ho sentita molto di più a teatro, quando andai qualche giorno dopo, nel silenzio della sala. Era molto più li che nel posto citato prima.

Ora, qualsiasi psicoterapeuta potrebbe dire che io non ho “elaborato il lutto”. Non è così, non accetto la modalità della morte, poiché a mio avviso poteva essere fatta diversamente, ma cerco di convincermi che ci sono motivi che non riusciamo a capire o che non ci è dato sapere. Sicuramente, anche questo fa parte del nostro processo di evoluzione, ma ciononostante, non mi piace.

Tra l’altro, ieri appena svegliato, poco dopo apro il telefono e mi compare una notifica: “Suggerimento di amicizia su Facebook”. Il suo compagno.
Proprio quel giorno, quella mattina.
Non ho avuto il coraggio di inviargliela, anche perché ho pubblicato il ricordo della fine dell’anno di quel laboratorio, dove già avevo espresso alcune riflessioni su Marinella in particolare.

“Mi ricordo che fu un bell’anno di laboratorio. Paolo ci fece scrivere dei testi che mettemmo in scena: “L’Onorevole” di Ciro, “Non voglio passare per quella che non sono”, mio e “L’esame di coscienza” di Mimmo.
Oggi guardo questa foto, e dato che esse stesse sono il “fermo Diem”, penso a quanto possa essere cambiato in solo 6 anni, al punto che sembra una vita fa.
Non parlo tanto dei rapporti umani, che vanno, vengono, altri si indeboliscono e si rinforzano; nonostante io sia più o meno lo stesso di sempre sono comunque cambiato, ma la cosa più evidente è che abbiamo perso Marinella per strada.
Però, nonostante l’intrinseca malinconia di quanto appena detto, lei era sempre sorridente, e concludo così questo post, col suo sorriso pensando alle parole di De Andrè: “È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”.
Un abbraccio a tutti i momenti che val la pena ricordare, e a Marinella, dovunque ella sia 🤗

Siamo tutti bellissimi in quella foto.

E ieri, nella serata, in maniera del tutto arbitraria, le ho dedicato “L’isola che non c’è” di Bennato, poiché mi piace pensare che possa stare in un luogo simile. E ricordarla come nella foto all’inizio di questo post, insieme sul palco a divertici.

Marinella

Certo che tra le due, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.
Però voglio ricordarla così com’è, pensare che ancora vive.
Voglio pensare che ancora mi ascolta e che come allora sorride,
e che come allora sorride….

2 risposte

  1. È bellissima Luca
    Quando ho saputo della sua scomparsa non volevo crederci.
    Lei …speciale e sempre sorridente
    L’ultima volta che ho visto Marinella è stata al Pronto Soccorso credo circa un anno prima che lei ci lasciasse. Io ero lì per un banale colpo di frusta. Ricordo che ad un tratto sentii una voce che mi chiamava. ….e la vidi poco lontano da me con le flebo. Subito mi avvicinai e cominciammo a parlare del motivo per il quale ci trovavamo lì….poi con naturalezza il fulcro della nostra conversazione si spostò sul teatro e ricordammo i bei momenti trascorsi e condivisi in quel Lab. di teatro di cui tu Luca hai parlato in questo scritto.
    Non eravamo amiche ma di sicuro c’era molta sintonia tra noi.
    Poi mi chiamarono per le dimissioni. Prima di andare ci scambiammo i numeri di telefono ripromettendoci di risentirci.
    Lei era tranquilla e sorridente ….mi disse ….magari ci rincontriamo a teatro.
    Nei giorni seguenti provai a chiamarla…ma non rispose
    Pensai che forse non poteva…ho spesso pensato a lei convinta che si fosse ripresa.
    Poi ho saputo della sua scomparsa un paio di mesi dopo l’ accaduto e ho rioensato a quella sera al Pronto Soccorso e tutto ha avuto un senso nonostante un senso davvero non ci sia.
    Ciao Marinella
    Ilia

    1. Grazie Ilia. Questa è la ricchezza che ci portiamo addosso, questo è uno dei motivi per cui è bello ricordare una persona come Marinella. Grazie anche a te per aver condiviso un tuo momento.

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